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IL FALDO

Questa borgata, insieme a quella del Borgo, sembra essere la più antica di Montefredente. Infatti il toponimo Faldo trae origine da un termine assai antico e di origine etimologica longobarda: WALDO. Con tale parola si intendeva descrivere un bosco, cosė come una fitta foresta e mediante l'unione del termine MANNUS, che indicava uomo, si otteneva la parola WALDEMANNUS.

Il WALDEMANNUS era il forestale del bosco regio, una sorte di custode che proteggeva e perlustrava una foresta di proprietà regia. Tra i suoi compiti rientravano la pulizia dei sentieri e le misurazioni ai fini della stesura di atti di natura amministrativa. In questa chiave interpretativa, l'odierno Faldo potrebbe essere stato durante la dominazione longobarda una fitta foresta ed avere il suo locale WALDEMANNUS. Peraltro non bisogna dimenticare che in precedenza questa terre rientravano sotto la giurisdizione bizantina dell'Esarcato di Ravenna e trovandosi assai prossime al Limes, ovvero il confine, in seguito potrebbero essere divenute un'enorme riserva di caccia di proprietà del re longobardo. lnoltre, alcuni atti criminali del Podestà di Bologna. recanti la data del 1283 d.c., che interessano la vicina Rocca di Vigo, menzionano un nobile di nome Faldo quale Potentes e Signore della suddetta Corte. Quindi, anche dopo l'afflusso longobardo, restò radicato sull'intero territorio il nome Faldo. In tal caso il toponimo della locale borgata indicherebbe semplicemente il nome proprio del suo originario proprietario.

Questo insediamento è costituito da una serie di caseggiati che presentano interessanti caratteristiche architettoniche. Una rete di piccoli passaggi le attraversano all'interno formando in tal modo alcune corti. Un caseggiato ospita al piano terreno un passaggio pedonale coperto che immette dall'odierna strada all'interno di questo antico borgo.

Alcuni edifici presentano le caratteristiche proprie di una Domus Balchionata, ovvero una casa munita di Balchio, cioè piccolo portico, che generalmente sorretto da pilastrini in pietra di forma circolare e coperto dalla tradizionale porta principale di accesso.In molti paramenti murari sono incise a scalpello le presunte datazioni degli edifici. Infine un edificio presenta una sobria torre colombaia, mentre numerose sono le strutture minori destinate a forni, stalle nonchè teggie per l'immaganizzamento, durante i duri mesi invernali, delle biade e delle altre granaglie.

Una casa in particolare, conosciuta della gente del luogo con il moderno nome di Cà dè Fanfani, presenta un grazioso balchio, interamente coperto a lastre, che cela al suo interno una laterale porta di accesso, nonchè un singolare forno, nostro malgrado privo di data. Tuttavia la sua bocca, dalla classica forma ogivale, è sormontata da una pesante lastra in pietra che reca al centro un interessante disegno a scalpello rappresentante una croce, racchiusa in un cerchio alquanto regolare. Lo stesso edificio custodisce  all'interno del suo piano terreno una quanto mai interessante arcata dall'inusuale forma ovale composta da cornici in macigno maestralmente decorati. Un differente edificio, non molto distante dal precedente, possiede un forno anch'esso sovrastato da un decoro a croce che però è di diversa fattura. Molte sono le primordiali finestre, per la maggior parte di modeste dimensioni, che si possono osservare tuttora, anche se nel corso degli anni sono state rese cieche, all'interno di queste robuste mura perimetrali.

IL BORGO

Anche questa borgata vanta origini assai antiche. E' fortemente presumibile che derivi da un remoto Burgus romano, influenzato dal transito viario della sovrastante arteria stradale Flaminia Militare. CASA CUMOLIPare che nel Burgus di Mons Fredenctis si tenesse un regolare mercato, tradizione che poi è rimasta nel tempo per l'intero nucleo di Montefredente.

Anche il Borgo si presenta come un interessante nucleo di caseggiati addossati l'uno all'altro come a formare una sorta di borgo fortificato.

Molti edifici, anche se hanno nel corso del tempo subito interventi che parzialmente ne hanno variato la struttura originaria, mantengono preziose ed interessanti testimonianze sotto il profilo storico ed architettonico.

L'edificio più antico sembra essere la Casa Cumoli. Anche se inevitabilmente nel corso del tempo ha subito lavori di intonacatura e la recente costruzione di un nuovo loggiato, mantiene inalterata la sua primordiale forma e planimetria, con la sovrastante torre e la copertura costituita da una bella orditura formata da assi e travi lignee.

MONTE ARMATO

Su questo locale toponimo ho già accennato qualche notizia sotto la precedente voce dei Capuccioli. Tuttavia si rende necessario un ulteriore approfondimento scaturito in seguito a preziose testimonianze orali, che ho avuto modo di apprendere durante un colluquio con il Conte Giancarlo Ranuzzi Dè Bianchi, nella sua splendida tenuta dell'abetaia di Pian del Voglio.

I pochi resti di questo antico edificio, che si scorgono ai nostri giorni non sono da considerarsi molto antichi o quanto meno quelli dell'oratorio della Beata Vergine dei Capuccioli. Infatti, la locale Chiesa venne fatta riedificare sui resti di questo precedente oratorio, per espressa volontà del Conte Pio Ranuzzi Dè Bianchi, intorno agli inizi del novecento.

Il progetto della nuova Chiesa del Monte Armato venne affidato all'Ingegner Ugo Ughi, lodevole e preparato progettista edile, ma allo stesso tempo maestro di musica, nonchè organista ufficiale della Cattedrale di San Pietro a Bologna. Nella foto a destra, possiamo vedere I ruderi dell'oratorio di Monte Armato, tristemente segnati dall'ultimo conflitto mondiale. Si può tuttora osservare la planimetria di questa chiesetta romanica.

L'intera struttura venne edificata utilizzando grandi lastre di pietra serena, sapientemente stagliate e squadrate da abili scalpellisti della zona, seguendo un gradevole stile architettonico di tipo romanico. L'edificio precedente non presentava un'uguale planimetria, bensė vantava modeste dimensioni ed era costituito da una struttura muraria assai più debole composta da sassi irregolari legati a calce. Era sormontato da una copertura con disegno a due acque, interamente a lastre. Presentava un'unica nicchia interna, totalmente aperta e delimitata da un'apertura frontale ad arco.

All'interno del piccolo tempietto, in una nicchia di minori dimensioni, trovava riparo l'antica icona della Beata Vergine dei Capuccioli. Tuttavia deve essere specificato che a quel tempo, la piccola Chiesa di Monte Armato, rientrava amministrativamente nella curia della Parrocchiale di Sant'Andrea Val di Sambro. Questa Parrocchia, durante i lavori di costruzione del nuovo edificio religioso era magistralmente guidata dal parroco Don Giuseppe Gianni.

Successivamente, a causa del triste lutto, segnato dalla scomparsa del fratello, il Cardinale Vittorio Amedeo, il Conte Pio Ranuzzi De Bianchi donava al suddetto parroco una stupenda Pianeta per dire messa, interamente realizzata in broccato d'argento. Questa pianeta venne poi indossata più volte nelle celebrazioni liturguche a Monte Armato e tuttora si conserva gelosamente nella Chiesa di Sant'Andrea, rientrando con pieno diritto, nell'elenco dei beni artistici e culturali della Diocesi bolognese.

In questa elegante Chiesa romanica si celebrarono molte feste religiose, con grandissima partecipazione popolare. In particolare si teneva la Festa dell'Assunta, che vedeva la messa di mezzogiorno, resa ancora più solenne dalla presenza del coro del Collegio Croce e Carmine, diretto in prima persona dal Conte Pio Ranuzzi che per l'occasione lo accompagnava con l'armorium. La chiesa del Monte Armato venne tristemente bombardata ad opera dell'aviazione delle truppe alleate durante il secondo conflitto mondiale.

Con la sua quasi totale distruzione, trovarono la morte una dozzina di militari tedeschi, che da questa altura enormemente panoramica, presidiavano le valli circostanti.


Ancora oggi si mantiene viva la tradizione di celebrare a Monte Armato la solennità dell'Assunta il 15 Agosto sui ruderi dell'antica chiesa; è un'occasione per tante persone per incontrarsi e ricordare i tempi andati, partecipando alla celebrazione eucaristica e, a seguire, trascorrendo la giornata in allegria e spensieratezza grazie alla musica della "banda" e alla "porchetta" sapientemente cucinata dai locali.


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