MONTEFREDENTE

 

 

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Cenni storici

Le antiche vicende dell'abitato di Montefredente si perdono negli ombrosi meandri della storia. Infatti già due secoli prima di Cristo, queste impervie zone presentavano modesti insediamenti umani. La relativa vicinanza della direttrice stradale Flaminia Militare, che si snoda seguendo il crinale di Pian di Balestra, ha certamente influenzato la vita sociale ed economica del luogo. Quest'importante opera dell'ingegneria militare romana venne fatta edificare per volontà del console Flaminio nel 197 A.C. e fungeva da collegamento tra la città di Arezzo e quella di Bononia, ovvero Bologna, urbe padana colonizzata dalle legioni romane soltanto pochi anni prima. In quei secoli, a noi così lontani, nel comprensorio di Montefredente esisteva un modesto insediamento abitato e precisamente questo si era sviluppato in prossimità dell'odierno BORGO. Infatti, l'antico toponimo di questa borgata, che dista poche centinaia di metri dalla sottostante piazza del paese, trae origine dal termine latino Burgus. Quest'ultimo stava propriamente ad indicare la locale presenza di un nucleo di abitazioni civili che si trovavano in situazione isolata e quasi sempre in ambienti prettamente rurali. Ovviamente non sappiamo con certezza che dimensioni avesse il Burgus romano di Montefredente. Non sappiamo per la mancanza di precisi documenti verbali come si sviluppasse la sua originaria planimetria. Tuttavia l'esistenza del suddetto toponimo è già testimonianza evidente della locale presenza dell'uomo. Peraltro era usanza assai frequente, presso la civiltà romana, di far combaciare in prossimità di un Burgus, anche il relativo mercato, FORUM ovvero MACELLUM, che diveniva in tal modo una sorta di fulcro per tutte le attività artigiane disseminate nella zona. Lo stesso storico Tito Livio riporta nei suoi Annales che queste impervie zone montane furono sipario di tremende e sanguinose battaglie tra le popolazioni dei Liguri Apuani, stanziate nell'intera zona e le truppe imperiali dei legionari romani. All'incirca intorno al IV secolo d.c., si susseguirono una dopo l'altra le violente invasioni barbariche. Le popolazioni dei goti prima e quelle dei Visigoti e degli Ostrogoti poi, si alternarono ad insanguinare nuovamente queste terre. Durante l'apogeo romano, il Burgus di Montefredencti si trovò in una situazione di relativa vicinanza al Limes, ovvero il confine che si stagliava in prossimità di Montovolo e che separava il Ducato Longobardo di Persiceta dall'Esarcato Bizantino di Ravenna. Quest'ultimo, intorno agli inizi dei VII secolo d.c., aveva la capitale nell'omonima urbe romagnola e le terre di Mons Fredenctis rientravano sotto la sua ampia giurisdizione. Con la definitiva caduta del LImes e le successive conquiste di Carlo Magno, grande condottiero ed imperatore dei Franchi, le terre di Mons Fredenctis, così come tante altre della zona, vennero accorpate nella regione di Romania, pressappoco l'attuale Romagna e confinavano a nord con quelle della Longobardia e a sud con quelle della Tuscia. La locale presenza delle popolazioni longobarde può essere ricercata nel toponimo di una sua odierna borgata. Infatti il FALDO parrebbe derivare dall'antica assonanza con il termine nel gergo longobardo di VALDO che rappresentava un comune nome e in tal caso un possibile locale Potentes. A completare il quadro d'insieme nasceva anche l'importante Ducato Spoletanus che vedeva la sua sede amministrativa nell'odierna Spoleto. L'insieme di qiesti vasti possessi, rientrati poi nel regno carolingio, assumeva le denominazioni di Patrimonium Petri e Regnum Italicum. Si era venuto cioè a costituire una sorta di un unico regno italico governato dalla saggezza di questo grande imperatore.

Intorno all'anno mille l'antica regione del Patrimonio di San Pietro era stata notevolmente ridimensionata, tuttavia era rimasta radicata nel territorio una forte influenza temporale ed amministrativa della Chiesa di Roma. Infatti la vasta regione della Romania, che comprendeva i territori del Moncti Fredencti, si sviluppava a nord sino al fiume Po e comprendeva i nuclei quali Mons Belli, ovvero Monteveglio, Panigum, l'attuale Panico, fino a spingersi nell'estremo sud della Tuscia.

Alcuni interessanti studi storici attribuiscono un temporaneo dominio feudale sulle terre di Fredentio anche ai conti di Lojano e sostengono che in seguito queste passarono nelle mani del marchese Bonifacio duca di Toscana, ovvero il padre della famosa contessa Matilde di Canossa.

Questa fitta rete di possessi ecclesiastici, amministrati in loco dai vassalli dei potenti Vescovi, veniva intercalata dalla sua forte e quanto mai eclettica personalità. Questa imponente figura feudale aveva, intorno al finire dell'anno 1000, diritti pubblici su una notevole estensione di terre. Appoggiando e difendendo a più riprese il sommo pontefice nonchè il potere temporale della Chiesa aveva costituito con essa una sorta di salda alleanza. In tale contesto politico le terre del Moncte Fredencte si vedevano assoggettate in un qual modo alla potente contessa di Canossa, ma al tempo stesso anche al Vescovo di Pistoia che godeva di svariate rendite dominicali in questa impervia area dell'appennino. Quindi molte terre della Longobardia e l'intera Marca di Toscana erano dominate dal nobile casato dei Canossa pur tuttavia fossero teoricamente spettanti di diritto alla Chiesa. Infatti un paio di secoli prima l'imperatore Carlo Magno aveva concesso tale beneficio al Sommo Pontefice di Roma il quale aveva a sua volta pensato bene di distribuirle ai suoi più fedeli Vescovi.

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